Conegliano

ita Posto ai piedi dei Colli Veneti lungo il corso del fiume Monticano è uno dei più importanti centri della sinistra Piave dall’aspetto signorile con un gran numero di palazzi, chiese e monumenti. Il centro storico di Conegliano si concentra intorno alla via “XX Settembre” ai piedi del Castello che ospita il Museo Civico. Città natale del pittore G. B. Cima, di cui si conservano preziose opere tra cui una celebre pala presso il Duomo, Conegliano è oggi un importante centro vitivinicolo ed industriale, sede del più vecchio Istituto Enologico italiano. Da Conegliano parte la strada dedicata al vino Prosecco che si snoda attraverso le colline del Quartier del Piave fino a Valdobbiadene.

ing Conegliano with its stylish buildings, churches and monuments is one of the most exclusive and important cities in the “Sinistra Piave” area, situated at the foot of the hills of Veneto, along the River Monticano. The centre of its historical part is “XX Settembre” street, placed at the foot of the Castle, where the Civic Museum can also be found, represents the centre of the historical part of the city. Nowadays, Conegliano is an important wine-producing and industrial centre and it’s the seat of the oldest Italian Oenological Institute. The XV c. painter G.B. Cima was born here, and some of his outstanding works, such as the famous altar-piece in the Cathedral, are still preserved in Conegliano itself. The street dedicated to Prosecco wine starts from Conegliano and through the winding “Quartier del Piave” hills, reaches Valdobbiadene.

ted Conegliano liegt am Fuße der venezianischen Huegeln, am Fluß Monticano. Die Stadt ist eines der wichtigsten Zentren des linken Ufers des Piave. Seine zahlreichen Palästen, Kirchen und Gebäuden verleihen der Stadt eine reiche, adelige Atmosphäre. Die Altstadt von Conegliano befindet sich rund um der Straße “XX Settembre”, am Fuße des Schloßes, das unter den Scaligeri gebaut wurde. Von diesem Verteidigungssystem, das sich im Laufe der Jahrhunderte herausgebildet hat, bleiben heute drei Türme übrig: der Turm della Campana (der Glocke) beherbergt das Stadtmuseum, das heute Kunstwerke von Palma il Giovane, Fresken des Pordenone, Werke der Schule des Cima von Conegliano und von Francesco da Milano (lombardischer Maler, der in dieser Region aktiv war) und anderen Künstlern umfaßt. Conegliano ist ferner der Geburtsort des Malers Giovanbattista Cima: seine wertvolle Kunstwerke, wie das Altarbild im Dom, sind in dieser Stadt zu finden. Seine Kompositionen sind durch die Farben und die Darstellung der Personen gekennzeichnet. Conegliano wird von den Weinkennern sofort mit dem Prosecco zusammengeführt und es ist kein Zufall, daß sich hier die älteste italienische Weinschule befindet. Das Gebiet wird von der Strada des Prosecco, der ersten italienischen Weinstraße, abgegrenzt. Die Strecke beginnt in Conegliano und windet sich durch begeisternde Täler und sanfte Huegel dem Quartier del Piave vorbei bis nach Valdobbiadene.

Luoghi d’interesse:

Duomo di Conegliano

Periodo:
XIV°- XV° sec.

Descrizione:
Situato in Via XX Settembre, dietro alla serie di nove arcate che caratterizzano l’elegante facciata della Scuola dei Battuti, ornata dalle preziose trifore romaniche che sono intervallate dalle raffigurazioni bibliche del Pozzoserrato, sotto il gran porticato, si trova il portale dell’antica chiesa di S. Maria dei Battuti, oggi Duomo della città. Le sovrapposizioni architettoniche che si sono succedute nel corso dei secoli hanno prodotto uno stile architettonico eterogeneo, in cui si possono riscontrare le navate trecentesche e il presbiterio seicentesco. Ricca in opere d’arte di gran raffinatezza, come il dipinto di Francesco Beccaruzzi raffigurante “San Francesco che riceve le stimmate e altri Santi” e la tela di Palma il Giovane con soggetto “S. Caterina battezzata dall’eremita”, la chiesa è conosciuta ed apprezzata soprattutto per la splendida pala d’altare di Giambattista Cima che raffigura una “Madonna in trono col bambino, Santi e Angeli”. Appoggiata alla facciata del Duomo e sospesa su un porticato sorge la Sala dei Battuti, sede delle antiche adunanze della Confraternita, caratterizzata da un ciclo d’affreschi che corre lungo tutte le pareti interne raffigurante storie del Nuovo e del Vecchio testamento.

La storia:
Arrivati a Conegliano dopo la metà del Duecento, i Battuti iniziarono la costruzione della loro chiesa nel 1345 incorporandovi, qualche decennio dopo, la Sala delle adunanze. Inizialmente piccola e semplice, con le pareti lisce e tre altari divisi da due pilastri decorati con le figure di S. Stefano e S. Lorenzo, la chiesa fu ingrandita e abbellita verso la fine del XV secolo con la costruzione del presbiterio e l’ampliamento delle due cappelle laterali dell’Addolorata e di S. Giovanni. I lavori si completarono col collocamento, nel 1493, della “Sacra Conversazione” del Cima, col portone di legno e, nel 1497, con la torre campanaria. Le continue pestilenze che si susseguirono a Conegliano tra il XVI e il XVII secolo portarono la Repubblica a coprire le decorazioni a fresco e a manomettere le strutture architettoniche della chiesa come sistema di disinfezione. Il Duomo fu riportato all’originaria bellezza dall’arciprete mons. Francesco Sartor che, nel 1953, per far sì che esso potesse accogliere un maggior numero di fedeli, decise di avviare un restauro generale ed un ampliamento dell’abside. Così riaffiorarono gli antichi splendori dell’antica chiesa e la “Sacra Conversazione” tornò ad essere il simbolo e l’orgoglio di questo luogo sacro.

Note:
I Battuti, per completare al meglio l’altar maggiore, decisero di rivolgersi ad un valente artista per commissionargli una pala d’altare. La scelta ricadde Giambattista Cima che s’impegnò da subito a realizzare la pala con la Madonna ed il Bambino, i Santi Giovanni Battista e Francesco. Come dimostrazione dell’immenso affetto per la sua terra d’origine, il Cima aggiunse all’opera altri quattro santi (Nicolò, Caterina, Apollonia e Pietro) e due angeli musicanti. L’idea del pittore, però, non portò ad abbellire il dipinto ma lo appesantì. Esso fu inoltre sottoposto a numerosi restauri che sin dal 1532 non diedero mai pace a questo amato dipinto.I Battuti, per completare al meglio l’altar maggiore, decisero di rivolgersi ad un valente artista per commissionargli una pala d’altare. La scelta ricadde Giambattista Cima che s’impegnò da subito a realizzare la pala con la Madonna ed il Bambino, i Santi Giovanni Battista e Francesco. Come dimostrazione dell’immenso affetto per la sua terra d’origine, il Cima aggiunse all’opera altri quattro santi (Nicolò, Caterina, Apollonia e Pietro) e due angeli musicanti. L’idea del pittore, però, non portò ad abbellire il dipinto ma lo appesantì. Esso fu inoltre sottoposto a numerosi restauri che sin dal 1532 non diedero mai pace a questo amato dipinto.

Sala dei Battuti

Periodo:
Metà del XIV° secolo

Descrizione:
Situato in Via XX Settembre, appoggiata alla facciata del Duomo cittadino, si trova la Sala della Confraternita dei Battuti. Questi ultimi ricavarono la loro grande sala per riunioni ricoprendo il sagrato della chiesa. La facciata esterna, che si mostra sulla medievale Via XX Settembre, presenta, nei nove scomparti, intervallati da sette trifore e da due poggioli, ricchi affreschi del Pozzoferrato risalenti al 1593 e, tra gli archi, si alternano Sibille e Profeti. All’interno la sala risulta lunga quarantuno metri e larga sette metri e sulle sue pareti si susseguono scene tratte dal Nuovo Testamento, divise in ventisette quadri affrescati da diversi artisti. La soffitto della sala è in legno disposto a piccoli lacunari, separati da correntini decorati, chiuso da due cornici a grosso cordone e raccordato al muro da una elegante sgusciatura.

La storia:
Arrivati a Conegliano dopo la metà del Duecento, i Battuti iniziarono la costruzione della loro chiesa nel 1345 incorporandovi, qualche decennio dopo, la Sala delle adunanze. La sala fu creata con il duplice scopo di dare una sede stabile alla confraternita che man mano assumeva sempre maggiore importanza e per accentrare le manifestazioni della loro attività benefica. La sala venne ridotta a carcere nel 1807 successivamente, nel 1848, divenne un ricovero per i soldati e, infine, fu utilizzata come sala da gioco per i ragazzi.

Note:
La visita della sala si effettua procedendo da sinistra entrando, seguendo il ciclo cristologico. Tutti gli affreschi sono stati soggetti a restauro per tentare di rimediare ai danni causati dai soldati e dall’abbandono dei tempi passati. Le confraternite dei Battuti sorte con lo scopo di attuare un ritorno esasperato alla purezza evangelica delle origini si traformarono in organismi a scopo filantropico-assistenziale, diretto agli ammalati, ai pellegrini, alle fanciulle povere e senza dote.

Palazzo Monte di Pietà

Periodo:
Fine del XV° secolo

Descrizione:
Situato in Via XX Settembre, di fronte a Palazzo Montalban Vecchio, si trova questo elegante palazzo, oggi trasformato nell’ Albergo Canon d’Oro. La facciata si presenta interamente affrescata: in alto vi è una serie di angeli con gli emblemi della Passione e nella lunetta spicca una bella Pietà. Gli affreschi riportano la memoria al 1524; allo stesso anno risale la scritta “pestem corruentem” presente nella facciata. Gli affreschi inizialmente attribuiti al Beccaruzzi e la lunetta al Pordenone sono probabilmente opera di Ludovico Fiumicelli.

La storia:
Il Monte di Pietà fu istituito il 9 aprile 1494 e riconosciuto dalla Repubblica Veneta con ducale di Agostino Barbarigo del 26 maggio dello stesso anno. Il Monte trovò sede in questo elegante palazzo, fatto appositamente costruire dalla Confraternita dei Battuti nel 1524. Il decreto napoleonico del 1831 chiuse l’istituzione benefica e il Monte ricominciò a lavorare solo dopo il 1831 in un’altra sede, in uno stabile vicino al Teatro Accademia.

Istituto Enologico Cerletti

Periodo:
1876

Descrizione:
L’Istituto Tecnico Agrario “Cerletti” con specializzazione in viticoltura ed enologia ha sede a Conegliano. In un’area verde che costituisce il parco della scuola ha sede la struttura storica con i suoi uffici, laboratori e la prestigiosa Aula Magna con affreschi del Morena, spesso sede di incontri culturali.

La storia:
Con Regio Decreto del 9 luglio 1876 veniva istituita la prima Scuola Enologica d’Italia a Conegliano il cui primo direttore fu il prof. G.B. Cerletti a cui venne in seguito intitolata. Durante il periodo della “Grande Guerra” si rischiò la dispersione del suo patrimonio di attrezzature e laboratori e parte delle strutture vennero distrutte. Nel periodo successivo si iniziò la riorganizzazione e il 24 settembre 1924 fu inaugurata la nuova sede, ancor oggi struttura centrale dell’Istituto. Nel 1933 con Regio Decreto la Scuola Enologica diventava Istituto Tecnico Agrario specializzato per la Viticoltura e l’Enologia, conserva tuttavia la sua fama di “Scuola Enologica”. Nel periodo successivo l’Istituto subì le conseguenze della seconda guerra mondiale, fu teatro d resistenza ed attraversò un lungo periodo difficile finché nel 1950 ricominciò la sua normale attività.

Convento di San Francesco

Periodo:
XV° secolo

Descrizione:
La pianta del convento comprendeva all’origine due chiostri e la chiesa; oggi è visibile solo uno dei due chiostri e un elegante pozzo del Seicento che si trova al centro del giardino, contornato e sormontato da arcate a tutto sesto terminanti in capitelli in stile eterogeneo.

La storia:
Prima della costruzione del convento i frati abitavano nel Convento di San Biagio che, essendo collocato fuori le mura, veniva frequentemente devastato da bande armate. Perciò i frati chiesero ed ottennero da Papa Gregorio XI, nel 1372, l’autorizzazione a trasferirsi dentro le mura.

Chiesa e Monastero di San Rocco

Periodo:
XVII° secolo

Descrizione:
Ricostruita nel Novecento, la chiesa conserva ben poco delle linee originarie. Fu costruita nel 1630, mentre la facciata odierna risale al 1901. L’interno presenta l’affresco “San Rocco in gloria” di Giovanni De Min, risalente al 1827, nel quale sono particolarmente degni di nota i riquadri con la morte di S. Rocco in carcere e un miracolo di San Domenico. L’altar maggiore è caratterizzato dalla bella pala del Beccaruzzi intitolata “Matrimonio mistico di S. Caterina”. A sinistra, entrando, sono rappresentati in bassorilievo la Vergine, S. Anna e S. Gioacchino. Recentemente sono stati aggiunti quattordici altorilievi in bronzo di Giuseppe Billiani di grande fascino.

La storia:
Fu il podestà Zantani ad avere l’idea di costruire una cappella in onore di S. Rocco nel 1476 come luogo di culto per i fedeli per pregare affinché la peste, che a quel tempo travolgeva la vita della città, fosse sconfitta. La prima cappella nacque all’interno della chiesa di S. Francesco e con essa sorse l’omonima scuola. Nel 1533 la Scuola e la Comunità desiderarono creare una propria parrocchia indipendente dalla chiesa di San Francesco. La cosiddetta “Gesiola di San Rocco” sorse dove oggi è situata la statua del Nettuno. Le dimensioni ridotte della chiesa e l’impossibilità di essa a contenere l’intera comunità di fedeli che si stava sempre più ingrandendo, portò, nel 1600, alla costruzione di un’altra sede. Negligenze, ritardi e pigrizie fecero si che essa venne iniziata nel 1630, grazie ad un contributo di 1000 ducati concesso dal Magnifico Consiglio. Nel 1640 alla chiesa fu affiancato un monastero che, dapprima abitato da monache domenicane, venne poi soppresso da Napoleone nel 1810. Del convento è oggi visibile solo la foresteria (palazzo della Cassa di Risparmio).

Castello di Conegliano

Periodo:
XVII° secolo

Descrizione:
Ricostruita nel Novecento, la chiesa conserva ben poco delle linee originarie. Fu costruita nel 1630, mentre la facciata odierna risale al 1901. L’interno presenta l’affresco “San Rocco in gloria” di Giovanni De Min, risalente al 1827, nel quale sono particolarmente degni di nota i riquadri con la morte di S. Rocco in carcere e un miracolo di San Domenico. L’altar maggiore è caratterizzato dalla bella pala del Beccaruzzi intitolata “Matrimonio mistico di S. Caterina”. A sinistra, entrando, sono rappresentati in bassorilievo la Vergine, S. Anna e S. Gioacchino. Recentemente sono stati aggiunti quattordici altorilievi in bronzo di Giuseppe Billiani di grande fascino.

La storia:
Fu il podestà Zantani ad avere l’idea di costruire una cappella in onore di S. Rocco nel 1476 come luogo di culto per i fedeli per pregare affinché la peste, che a quel tempo travolgeva la vita della città, fosse sconfitta. La prima cappella nacque all’interno della chiesa di S. Francesco e con essa sorse l’omonima scuola. Nel 1533 la Scuola e la Comunità desiderarono creare una propria parrocchia indipendente dalla chiesa di San Francesco. La cosiddetta “Gesiola di San Rocco” sorse dove oggi è situata la statua del Nettuno. Le dimensioni ridotte della chiesa e l’impossibilità di essa a contenere l’intera comunità di fedeli che si stava sempre più ingrandendo, portò, nel 1600, alla costruzione di un’altra sede. Negligenze, ritardi e pigrizie fecero si che essa venne iniziata nel 1630, grazie ad un contributo di 1000 ducati concesso dal Magnifico Consiglio. Nel 1640 alla chiesa fu affiancato un monastero che, dapprima abitato da monache domenicane, venne poi soppresso da Napoleone nel 1810. Del convento è oggi visibile solo la foresteria (palazzo della Cassa di Risparmio).

Chiesa dei Santi Martino e Rosa

Periodo:
XIII° secolo

Descrizione:
La chiesa assume un aspetto austero ma semplice; l’esterno presenta un rivestimento in laterizio e pietre, inizialmente predisposto per una successiva copertura lapidea che, però, non fu mai realizzata. Lo spiazzo che precede l’ingresso risulta alla stessa altezza della chiesa, ma inizialmente vi erano dieci gradini che portavano dal prato all’ingresso. Al portale, in semplice pietra grigia, corrisponde un’apertura a termale tripartita posta in alto. Alle spalle della chiesa si trova il campanile caratterizzato da una cella quadrangolare a bifore. Sul lato destro, dove oggi si trovano il parcheggio e il distributore di benzina, era posto il cimitero. L’interno è costituito da un’aula unica con soffitto a carena. Sulle pareti laterali si aprono sei cappelle cadenzate da lisce paraste con capitello ionico, su cui poggia una composita cornice . Le tre arcate del presbiterio rialzato poggiano sull’altare. Inizialmente ricca di opere d’arte, oggi essa conserva solo pochi ma preziosi tesori, quali il “Presepio” di Francesco da Milano, “L’ultima cena” di Sante Veranda e il “S. Martino” del coro di Francesco Fioriani”. Sul soffitto del coro si può ammirare la grande tela col “Martirio di S. Sebastiano, S. Rocco e S. Caterina” attribuita al Pozzoserrato. Appena si entra sono visibili la pala con “S. Martino vescovo e S. Rosa” del pittore Antonio Zanchi e la tela con “S. Domenico, frati domenicani e S. Rosa”. Notevole è, infine, il pulpito di legno scolpito, risalente al XVIII secolo, con specchi istoriati.

La storia:
Le prime notizie sulla chiesa si hanno nel 1215 e non ci è pervenuta alcuna informazione riguardo alle sue origini. Nel 1339 il convento fu posto sotto la direzione dei frati di Santa Maria dei Crociferi, ma la cattiva gestione e l’insofferenza verso i problemi dei fedeli dimostrati dall’ordine comportarono nel 1519 la cessione del Lazzaretto alla confraternita dei Battuti. Il 17 luglio 1665 la chiesa e il convento passarono ai domenicani provenienti dalla Congregazione del beato Salomoni dell’isola di San Secondo a Venezia. I domenicani intrapresero un ingrandimento della chiesa, che durò vent’anni, e le ridettero splendore sia dal punto di vista architettonico e si dal punto di vista morale. Nel 1693 alla dedicazione a Martino di Tours venne affiancata quella a Rosa da Lima. Nel 1746 fu consacrata dal vescovo Lorenzo da Ponte la nuova chiesa dei Santi Martino e Rosa. La chiesa visse un periodo di profonda decadenza allorché, in seguito all’invasione delle truppe napoleoniche, l’impero della Serenissima cadde e da allora la chiesa venne retta da sacerdoti di nomina diocesana, tra i quali lo storico e archivista don Vincenzo Botteon. Nel 1921 la parrocchia venne affidata definitivamente ai Giuseppini del Murialdo. Tra il 1976 ed il 1988 la chiesa è stata oggetto di un oculato piano di restauro che ha riportato alla luce le antiche strutture del XIII secolo.

Note:
San Martino di Tours (316-397 d.C.): originario dell’Ungheria, si trasferì in Italia, a Pavia, con i genitori e seguì degli studi umanistici. Il padre però gli impose una carriera militare. L’incontro con un povero e il dono a questi del suo mantello avviarono in lui un processo di cristianizzazione. Egli rimase nell’esercito fino all’età di quarant’anni; alla sua richiesta di congedo per motivi religiosi, però, egli si sentì opporre un chiaro rifiuto. Egli allora ottenne di essere esposto inerme in faccia al nemico, sicuro che Dio l’avrebbe salvato. L’episodio si concluse in modo positivo, perché i barbari chiesero la pace ancor prima di combattere. Martino ricevette finalmente la libertà ed ebbe inizio una vita religiosa, anche se non facile. Sebbene con della diffusione dell’arianesimo egli fu dapprima esiliato, riuscì ad avviare un’espansione del Cristianesimo, tra predicazione e miracoli. Santa Rosa da Lima (1586-1617): figlia di cittadini spagnoli residenti in Perù, Isabella Flores, veniva chiamata da tutti Rosa fin da piccola per la sua bellezza e anche perché, secondo la leggenda, una volta le apparve la Vergine che le disse: “Tu ti chiamerai Rosa di Santa Maria”. Fin da giovanissima ella si dedicò alla penitenza e alla mortificazioni senza farlo sapere o vedere agli altri.. Consacrò la propria esistenza agli umili e ai poveri, curando bambini abbandonati e vecchi malati, sempre nella città di Lima. Rosa si ricorda per il suo dono di vedere il futuro e per le sue visioni. Ammalata di pleurite, morì il 24 agosto 1617, nel giorno che aveva predetto con un anno di anticipo.

Palazzo Piutti

Periodo:
Fine 1400.

Descrizione:
Quest’elegante palazzo veneziano fu fatto erigere su una preesistente costruzione medievale in stile gotico e rinascimentale. Gotiche sono le colonne del portico con i ricchi capitelli a fogliame e il singolarissimo poggiolo d’angolo in pietra arenaria, al secondo piano, posto sullo spigolo a nord-est tra le due piazze. Anche la distribuzione delle finestre nelle facciate appartiene allo stesso stile.

La storia:
Il palazzo fu casa delle pubbliche scuole per diversi secoli; acquistato dal Comune da Rustico da Fiorenza, venne restaurato e adibito ad abitazione del precettore di grammatica durante il Rinascimento. Fu trasformato nella prima metà del Cinquecento assumendo le forme architettoniche e artistiche ancor oggi visibili.

Note:
Casa Piutti detta anche delle “Pubbliche Scuole” in quanto durante il Rinascimento e fino al secolo XVIII, fu l’abitazione del precettore di grammatica e sede delle pubbliche scuole.

Teatro Accademia

Periodo:
XVII° secolo.

Descrizione:
Inizialmente il palazzo era un grazioso teatro ottocentesco, finemente decorato, con architetture in legno. Oggi esso si presenta unicamente come una sala anonima. La grande costruzione bianca è preceduta da due grandi cariatidi. Le sale superiori dell’interno, dove oggi si tengono riunioni e convegni, hanno mantenuto hanno conservato la loro antica bellezza.

La storia:
Il palazzo fu terminato nel 1868 e venne inaugurato nel 1869. Venne edificato poichè insufficiente il vecchio Teatro Concordia in contrada Borghetto (l’attuale via Teatro Vecchio).

Note:
Le due cariatidi che sostengono il frontone personificano la Tragedia e la Commedia.

Palazzo Da Collo

Periodo:
XIV° secolo

Descrizione:
Il palazzo, costruito nel Cinquecento dalla nobile famiglia dei Da Collo, ha un aspetto severo per l’architettura ma raffinato per i poggioli in ferro battuto. All’interno è presente la cappella dell’Assunta, luogo di sepoltura di molti dei rappresentanti dell’antica potente famiglia.

La storia:
La famiglia Da Collo proveniva da Ceneda e fu iscritta al Magnifico Consiglio di Conegliano a partire dal 1451.

Note:
Alla stessa famiglia apparteneva anche la casa settecentesca sul Corso, oggi proprietà Zoppas.

Museo Civico di Conegliano

Periodo:
Fine X° secolo circa.

Descrizione:
Inizialmente dell’odierna struttura esisteva solamente il Castelvecchio, che aveva funzione di fortezza vescovile. La sua funzione difensiva è dimostrata dalle due cinta murarie e dalle quattro torri che caratterizzano l’edificio. Successivamente fu costruita una seconda rocca, la Coderta, comunicante con la precedente. Oggi dell’antica struttura si può ammirare solo la Torre della Guardia o della Campana, la Torre Mozza o Saracena e le superstiti mura merlate. All’interno della torre è stato posto il Museo Civico della città, che accoglie reliquie medievali, resti archeologici, la Collezione Ancillotto, con opere manieristiche a soggetto religioso e dipinti del Cima, del Pordenone e di Francesco da Milano.

La storia:
Il castelvecchio fu costruito per volontà dei Vescovi di Belluno tra la fine del X secolo e gli inizi del XI secolo. Sotto la dominazione veneziana, nel 1768 fu demolita la rocca e nel 1184 fu costruita la casa del comune, sede di un rappresentante militare trevigiano e del governo locale.Il conte Montalban decise di far restaurare la rocca nel 1839 ma solo nel 1935, con l’architetto Alberto Alpago Novello, essa assunse l’aspetto attuale . Nel 1946 nella torre della campana fu allestito il Museo Civico per delibera della giunta comunale

Casa Longega

Periodo:
XV° secolo

Descrizione:
L’edificio si evidenzia per le sue formelle, i suoi archi e i suoi capitelli del 1400, provenienti dalla demolita Cà di Dio, e per i suoi tre rozzi piccoli busti. Tutte le decorazioni sono in terracotta ed è proprio questa la particolarità di questo palazzo. Gli stessi addobbi vengono richiamati anche negli affreschi dell’interno.

Note:
Sulla facciata sono presenti degli stemmi lapidei che dimostrano l’appartenenza del palazzo alla famiglia Montalban.

Palazzo Montalban Vecchio

Periodo:
XIV° secolo circa

Descrizione:
Quest’antica residenza signorile, in stile rinascimentale, presenta delle arcate a tutto sesto nella parte inferiore, mentre essa risulta sobria ed elegante nella parte superiore. Al suo interno vi è uno splendido salone, dove una decorazione ad arcatelle in stucco incastonava le effigi dei maggiori rappresentanti della famiglia Montalban. Dopo il salone d’onore merita essere nominato l’appartamento della regina, così chiamato perché vi fu ospitata Maria Amalia, figlia di Federico Augusto re di Polonia.Il restauro da poco effettuato ha ridato splendore ai pavimenti, agli stucchi e soprattutto ai bellissimi caminetti di Tiziano Spetti. Nel cortile si possono infine ammirare due statue romane del Basso Impero.

Note:
La famiglia Montalban è la più antica e famosa famiglia di Conegliano; il suo nome compare nel Maggior Consiglio cittadino sin dal 1180. Il nome originario dei membri di essa era, inizialmente, Della Fratta. In seguito l’imperatore Massimiliano decise di donare il titolo di conte a Pietro e ai suoi discendenti (1575). Di questa famiglia facevano parte personaggi illustri, dalla letteratura all’esercito.

Palazzo Sarcinelli

Periodo:
XIV° secolo

Descrizione:
L’edificio rinascimentale presenta un ampio porticato a cinque arcate a tutto sesto che precedono un ampio portale. Sulla facciata superiore vi è una serie di quattro monofore interrotta da una tetrafora che, nell’interno, illumina il salone principale del palazzo, decorato a stucchi. Sopra uno dei capitelli laterali del portale è rimasta una testa di frate barbuto che sorride ai visitatori di oggi come accoglieva con un sorriso quelli di ieri.

La storia:
Nel 1512 i figli di Antonio Sarcinelli ottennero un salvacondotto perpetuo dal Consiglio dei Dieci, dopo essere stati incarcerati dal patriarca Marino e relegati a Cherso. Iniziarono la costruzione di questo palazzo nel 1518.

Note:
Oggi il palazzo è sede della galleria d’arte moderna, che ospita mostre di livello nazionale e internazionale e fu fondata nel 1988, e della biblioteca civica.

Convento di S. Maria Mater Domini

Periodo:
XIII° secolo

Descrizione:
Posto in Via Lazzarin, il vecchio borgo che, per la presenza del convento, venne soprannominato “delle monache”, occupava l’antica tenuta Porcia e confinava con il fiume Monticano che spesso allagava chiesa e monastero. Oggi non vi è più alcuna traccia dell’antico complesso e della chiesa che un tempo era ricca di opere d’arte.

La storia:
E’ un convento molto antico; fu in uso già al tempo di S. Francesco, nel 1225. Fu dapprima ceduto dal Comune alle monache di S. Damiano di Assisi nel 1231; successivamente alle Clarisse succedettero le Benedettine, sotto il cui controllo stette sino al 1806. Nel 1311 il Comune venne minacciato di essere scomunicato dal vescovo di Ceneda, Manfredo di Collalto, se non fosse intervenuto a limitare i danni che le alluvioni causavano al convento. Questa fu la dimora della Beata Ricchieri della nobile famiglia di Pordenone.

Palazzo Comunale

Periodo:
XVI° secolo

Descrizione:
L’edificio è unito a monte ad alcuni palazzi trecenteschi. Piccoli gradini e un basso loggiato ad arcate precedono il portone d’ingresso. L’interno presenta una sala consiliare decorata a stucchi racchiudenti tre affreschi che alcuni critici attribuiscono a G. B. Canal, mentre altri sostengono che fu G. B. Bisson ad attuare l’opera. Quest’ultima teoria è probabilmente la più esatta in quanto i dipinti mostrano l’elevazione di Conegliano a città; essendo quest’episodio avvenuto nel 1837, è impossibile attribuire la paternità dell’opera al Canal perché morto prima. Ai lati del portone d’ingresso furono poste nel 1883 le statue in bronzo di Vittorio Emanuele II e di Giuseppe Garibaldi, entrambe dello scultore Enrico Chiaradia.

La storia:
Questo palazzo fu costruito dopo che il più antico palazzo comunale, risalente al Medioevo, venne demolito nel 1774. L’antica sede del comune fu eretta nel 1338 e venne restaurata nel XV secolo.

Note:
Mentre oggi il palazzo si presenta come una costruzione semplice e sobria, inizialmente l’antica sede comunale era munita della torre dell’orologio e dell’arengo, oltre che del porticato e del loggiato.

Casa Colussi

Periodo:
Fine 1400

Descrizione:
La facciata del palazzo presenta due colonne con capitelli in stile gotico e affreschi risalenti al XVI secolo e oggi fortemente deteriorati. Il più bello degli affreschi è quello posto sotto il portico raffigurante la “Trinità, Madonna e Bambino”, la cui paternità è ancora incerta. Nel 1741 l’edificio fu sottoposto ad un restauro completo per volontà di Alvise Gritti. Nel Medioevo l’abitazione era nota come la casa dei Cavalieri di Comune o del Podestà. Allorché il palazzo pretorio della rocca si rese inutilizzabile, gli ufficiali di governo risedettero qui fino al declino della Repubblica.

La storia:
Il periodo di maggior splendore per questo palazzo si ebbe nel Medioevo, quando esso ospitava il milite del podestà. Questo aveva funzione di polizia, comandava i cavalieri e capitanava i due Cavalieri del Comune, controllori di pesi e misure.

Via XX Settembre

Periodo:
Medioevo

Descrizione:
Originariamente Via XX Settembre era chiamata Contrada Granda e rappresentava il centro culturale ed economico della città. Fin dal XV secolo vi furono costruiti quelli che oggi sono i più bei palazzi di Conegliano. Le famiglie più potenti dell’epoca facevano a gara per costruire l’edificio più bello e sfarzoso, ecco il motivo per cui la maggior parte delle costruzioni che si affacciano sulla via presentano facciate decorate ad affresco. Tra il 1600 e il 1700 i palazzi assunsero un’impronta rinascimentale e gotica, per averne una reale testimonianza basta osservare il porticato del Duomo e Palazzo Montalban.

Note:
Diverse manifestazioni si tengono in questa Via, centro di ritrovo dei cittadini coneglianesi; prima fra tutti è la Dama Castellana, una grande parata in costumi medievali culminante in una partita di dama umana che si tiene in Piazza Cima, la piazza principale di Via XX Settembre. Un’altra manifestazione è la famosissima Contrada Granda, un’esposizione di quadri e sculture che investe l’intera via verso il mese di settembre. Queste sono solo due delle innumerevoli mani8festazioni della città di Conegliano, ma sono sicuramente le più affascinanti.

Palazzo Montalban nuovo

Periodo:
XVI° secolo circa

Descrizione:
Il palazzo, seppur incompleto è uno dei più belli edifici di Conegliano. Dall’alba al tramonto, secondo un vecchio accordo preso dalla famiglia Montalban, viene utilizzato come passaggio pedonale e collegamento tra il Refosso e Via XX Settembre. Al suo interno vi è uno scalone a forbice ed un salone dell’altezza di due piani con ballatoio sorretto da un colonnato ionico. Nei saloni sono presenti affreschi di G. B. Canal. Le due facciate dell’edificio si mostrano l’una sul Corso, caratterizzata da un grande stemma dei Montalban, e l’altra su Via XX Settembre, con forma leggermente arcuata.

Note:
L’edificio confina con l’oratorio della Madonna della Salute, accessibile direttamente da una sala del palazzo.

Frazioni: Ogliano, Scomigo.

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