Cison di Valmarino

 

ita Capoluogo politico della contea feudale, situato in una bella posizione dominante e strategica nella Valsana, al confine tra la Marca Trevigiana e le Prealpi Bellunese. Cison di Valamarino conserva ancora oggi numerose tracce dell’antico splendore e storia. Si presenta come un grazioso susseguirsi di case in sassi che si inerpicano contro il monte ai piedi dell’imponente Castello dei Conti Brandolini d’Adda, signori della Valle fino alla fine del XVIII secolo. Per la sua posizione favorevole e per le condizioni climatico-ambientali Cison è stata da sempre meta preferita per la villeggiatura, per brevi escursioni nei sentieri e rifugi circostanti e nella natura e storia del Bosco delle Penne Mozze. Paese natale di illustri personaggi: Egidio Dall’Oglio, Bartolomeo Dall’Oglio, Buffoni Antonio.

ing Chief-town of the feudal county, situated in a dominating and strategic position in the Valsana, on the borders between Marca Trevigiana and Prealpi Bellunesi. Cison di Valmarino preserves a lot of traces of the ancient splendeur and history. There is a succession of stone houses towards the mountain, on the feet of the imposanting castle of Counts Brandolini d’Adda, owner of the valley until the end of XVIII century. For its favourable position and for the climate conditions, Cison has been a favourite place for short excurtions along the tracks in the nature and history of Penne Mozze Wood. Cison is the birthplace of renowned people: Egidio Dall’Oglio, Bartolomeo Dall’Oglio, Buffoni Antonio.

ted Cison di Valmarino ist der politische Hauptort der Feudalgrafschaft und liegt in einer guenstigen Lage im Tal Valsana, an der Grenze zwischen der Marca Trevigiana und den Voralpen von Belluno. Die Ortschaft weist noch heute zahlreiche Überresten seines alten Glanzes und seiner Geschichte auf. Es ist von schönen Häusern aus Stein geprägt, die am Berghang liegen. Es befindet sich am Fuße des großartigen Schloßes der Grafen Brandolini d’Adda, die bis Ende des 18. Jahrhunderts das Tal beherrschten. Dank seiner guenstigen geographischen Lage und seines Klimas ist Cison ein idealer Urlaubsort. Es ist ferner für kurze Ausflüge auf seinen Wanderwegen und seinen Hütten empfehlenswert. Entdecken Sie die Natur und die Geschichte des Waldes Penne Mozze. Die Ortschaft ist schließlich der Geburtsort von bekannten Persönlichkeiten wie: Egidio und Bartolomeo Dall’Oglio, Buffoni Antonio.

Luoghi d’interesse:

La chiesa arcipretale di Cison

Periodo:
VIII-IX° sec.

Descrizione:
Dedicata alla Madonna Assunta e a San Giovanni Battista la chiesa di Cison costituisce un unicum decorativo non solo per i suoi marmi preziosi, per gli stucchi policromi e le statue che la ornano, e per il notevole ciclo di dipinti che contiene, ma anche per la particolarità delle sue due facciate. L’interno ad una unica navata è in stile barocco, decorato da affreschi e tele di E. Dall’Oglio che rappresentano il momento centrale della maturità artistica del pittore cisonese. Dello stesso autore sono i dipinti sul soffitto della sacrestia e sue opere di un certo pregio sono custodite nella vicina canonica. L’organo è del Callido del 1779.

La storia:
La pieve di Cison è una tra le più antiche della diocesi di Ceneda. La si fa risalire al VIII-IX secolo e viene documentata dal Verci già nel 1170 e citata, col suo pievano Cassiodorus … de Cisone, nel testamento di Sofia da Colfosco del 1175. Si apprende dalla visita pastorale del 1475 che la chiesa era antichissima e quasi cadente, tanto che si stava procedendo alla sua ricostruzione. Il nuovo edificio rimarrà in funzione fino al 1683, data di inizio della costruzione della chiesa progettata dall’architetto austriaco Paolo Grempsel. Il nuovo complesso venne completato nel 1740 e consacrato nel 1746 dal vesco Lorenzo Da Ponte.

Note:
Chiesa nota per le sue due facciate. Quella rivolta verso ovest, con l’ingresso principale, è ornata da tre pregevoli statue dello scultore M. Casagrande, che rappresenta Fede, Speranza e Carità. Dello stesso autore sono le statue che decorano la facciata ad est: il patrono S. Giovanni Battista al centro e ai lati, in coppia, la Prudenza, la Giustizia, la Fortezza e la Temperanza.

Il Castello Brandolini

Periodo:
Costruzioni d’epoche diverse.

Descrizione:
A dominare il paesaggio all’imbocco della Valle del Soligo sorge la mole geometrica del maestoso castello dei conti Brandolini D’Adda. La parte centrale del castello è esternamente decorata da affreschi sui quali si aprono coppie di eleganti bifore e trifore veneziane. Nel salone centrale si trovano i due grandi caminetti della fine del ‘600, sui quali spiccano gli stemmi dei Brandolini con la corona stellata di Cipro, inserita dopo che una Cornaro era entrata a far parte di questa famiglia. Memoria della vocazione militare di questo casato resta una varia collezione di armi ed armature disposta lungo le pareti della scalinata interna del palazzo. Accanto alle sale di rappresentanza e ai locali riservati alla famiglia nobile e alla servitù, il castello era dotato di locali di servizio come granai, cantine, stalle. Per provvedere al riscaldamento lungo il periodo invernale, ogni anno i Conti ricevevano dai loro “distrettuali” 300 carri di legna e 15 di paglia. Nell’ala meridionale, costruita nel ‘700, ci sono ricche decorazioni e grandiose proporzioni che esaltano il lusso e la magnificenza della famiglia, molto interessanti sono gli interni degli appartamenti privati, decorati a stucco e in particolare quello dell’alcova ornata di anfore, canestri e festoni fioriti.

La storia:
Il castello è sorto come fortezza militare verso la fine del XII secolo, fu ampliato e ingentilito nel secolo successivo dai feudatari Caminesi che vi soggiornarono stabilmente e provvidero ad erigere, a scopo difensivo, una torre e le mura merlate. La sua costruzione sarebbe conseguenza dell’abbandono dell’antico “Castrum Vallismarini” andato in rovina in seguito alla fondazione del nuovo “Castrum Costae” nei documenti scomparve definitivamente intorno al 1400, quando come “Castello di Valmareno” s’intenderà solo la nuova costruzione, mentre la rocca sul Castelaz cadrà definitivamente nell’oblio. L’influenza dei Brandolini produrrà modifiche ed ampliamenti del castello attraverso i quali verranno assorbite le parti più antiche del maniero. La nuova costruzione, della prima metà del XVI secolo, costituisce la parte centrale dell’attuale castello. Lo stemma della famiglia Brandolini era inizialmente formato da uno scudo con tre bande rosse oblique in campo bianco. Sul fondo bianco vennero aggiunti da Sigismondo i sei scorpioni, a ricordo dell’insegna di un condottiero saraceno da lui ucciso nel corso della prima crociata. Successivamente Brandolino IV nel 1439 aggiunse nella parte superiore tre trecce rosse in campo argentato in ricordo del legame con la famiglia del Gattamelata. Dallo scudo spunta un braccio armato con una spada dal quale si svolge un cartiglio con il motto di Orazio “Impavitum ferient”, sintesi della vocazione di questa famiglia di ” condottieri per istinto e tradizione” che presentando servizio nelle compagnie di ventura, secondo le parole di Annibale Brandolini D’Adda “acquistò lustro e notorietà con questo singolare fenomeno della storia italiana”. Nel XVII secolo il castello era abitato da circa trenta persone tra membri della famiglia nobile e personale di servizio, era inoltre presente il pittore carinziano Mattio Grempsel. Feste da ballo e rappresentazioni teatrali animavano la vita di corte in questo piccolo ma raffinato castello. Intorno ai primi decenni del ‘700 si procedette ad un ulteriore ampliamento della parte meridionale del castello, aggiungendo una nuova ala realizzata secondo il gusto barocco del periodo. Parte dell’ala più antica del castello andò distrutta nel 1872 a causa di un grande incendio, subì ancora danni e devastazione durante la prima guerra mondiale. Le strutture murarie non furono però intaccate e dopo lunghi restauri e miglioramenti il castello poté tornare residenza della famiglia a partire dal 1929. Durante il secondo conflitto mondiale il castello venne invece adibito ad ospedale. Nel 1959 fu venduto ai Padri Salesiani che lo destinarono a Centro di cultura e spiritualità. Dal 1998 è stato venduto ad una società che, con il restauro completo di tutto il complesso e la sua destinazione a centro alberghiero e di ristorazione, intende valorizzare al massimo la simbiosi di questo edificio storico con il contesto ambientale.

Note:
Una curiosità di questo castello è costituita dal fatto che ha tante finestre quanti sono i giorni dell’anno.

Chiesetta di San Martino

Periodo: Realizzata nel 1700.

Descrizione:
Nel perimetro del castello troviamo la Chiesetta di S. Martino, di cui si ha notizia già prima del 1244 come cappella del castello. Dell’edificio originario non resta traccia, quello attuale, infatti, è stato realizzato nel 1700 su progetto dell’architetto Scotti, lo stesso che realizzò la parte settecentesca del castello. La cappella è riccamente decorata da affreschi di Egidio Dall’Oglio, tra i quali pare si trovi anche l’autoritratto del pittore stesso rappresentato nel monaco che sostiene l’Eucarestia, all’interno del medaglione che si trova a destra del coro. Nella cripta riposano le spoglie mortali dei Brandolini scomparsi nel corso del 1900. Sulle pareti esterne della cappella, invece, sono murate le lapidi di Lippa degli Alidosi, moglie di Brandolino IV, primo conte di Valmareno, e di Antonio Maria Brandolini cui si deve la parte cinquecentesca del castello, e il bassorilievo di Brandolino III, il primo rappresentante della famiglia ad ottenere territori nel Veneto.

La storia:
Progettata dall’architetto Scotti.

Chiesa di San Vito

Periodo:
1504

Descrizione:
Al centro del paese, presso il ponte sul Rujo, si trova l’oratorio di San Vito, certamente fra i monumenti più antichi del paese, ricordato anche nella visita pastorale del 1475. Al suo interno un altare riccamente intagliato, in legno policromo, contiene una tela del cenedese Silvesto Arnosti. La chiesa custodisce anche un affresco ed una tela del dall’Oglio raffiguranti rispettivamente l’Arcangelo Michele e S. Filippo Neri. La chiesa custodisce anche una tela, proveniene dall’altare della Beata Vergine della parrocchiale, raffigurante la Madonna del Rosario con S. Domenico e S. Caterina.

La storia:
Eretta nel 1504 ed acquistata dai conti Brandolini nel 1680.

Chiesetta di San Gottardo a Mura

Periodo:
Incerto.

Descrizione:
La chiesetta di San Gottardo ospita al suo interno un’interessante tela di S. Gottardo e Santi dipinta da Francesco Frigimelica nel primo Seicento. S. Gottardo sulla sinistra figura come protettore delle malattie degli animali; sulla destra anche San Floriano, ritratto come giovane guerriero, implora presso la Madonna con Bambino, tra le nubi e gli angeli, la protezione degli animali. L’oratorio è decorato da altre due pregevoli opere del Dall’Oglio. Sul catino dell’abside è rappresentata la Santa Trinità in gloria, dipinto in cattivo stato di conservazione.

La storia:
Prime attestazioni risalenti al 1319.

Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo a Rolle

Periodo: incerte

Descrizione:
L’edificio della vecchia chiesa venne completamente ristrutturato nel XVIII secolo, mentre la torre campanaria fu eretta fra il 1904 e il 1911. All’interno sono conservate opere di Egidio Dall’Oglio.

La storia:
La prima testimonianza della chiesa si ha nel 166; si ha poi notizia di un oratorio in loco dedicato a San Giacomo apsotolo nel XIV secolo. Nel corso del XVI secolo Rolle divenne cappella della pieve di Cison, ma fu elevata a parrocchia solo nel XVIII secolo, essendo vescovo Lorenzo Da Ponte.

Tempio della Beata Vergine delle Grazie

Periodo:
Termine prima guerra mondiale.

Descrizione:
Il tempio fu eretto a memoria dei caduti nella grande guerra. Sotto il tempio vi è una grande cripta. La vergine di E. Dall’Oglio, trafugata e non più ritrovata, è stata sostiutita da una tela di G. Modolo, la Visitazione di Maria a S. Elisabetta. In fondo alla chiesa su un coffessionale del ‘700 due piccole tele circolari rappresentano la Madonna Addolorata e Gesù coronato di spine opere attribuite al Dall’Oglio.

La storia:
Voluta in memoria dei caduti nella prima guerra mondiale.

Chiesa di San Silvestro

Periodo:
Antichissima.

Descrizione:
Gli angioletti dell’affresco del soffitto del coro, opera di Egidio Dall’Oglio, sono molto rovinati; dello stesso autore, ma in gran parte ridipinto, è l’affresco del soffitto della navata che rappresenta Due Santi in gloria.

La storia:
Di antichissime origini probabilmente la prima chiesa di Cison. Di essa si ha notizie in un documento testamentario del 1224 come chiesa Sancti Silvestri de Cisone. Restaurata ed ampliata nel 1594 da Francesco Maria Brandolini come riportato dall’iscrizione posta sopra la porta.

Frazioni: Gai, Mura, Rolle, Tovena

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