Follina


ita Comune di antichissime origini risalente a prima dell’anno 1000, ai piedi delle Prealpi Trevigiane a metà strada tra Valdobbiadene e Vittorio Veneto. Follina ebbe il suo sviluppo nel XII secolo quando un gruppo di monaci Cistercensi vi si stabilì e, grazie all’abbondanza di acque, iniziò una fiorente industria per la lavorazione dei panni lana. Situata in posizione incantevole nella Valsana, attrattiva principale di Follina è l’Abbazia di Santa Maria, fondata intorno al 1150, in stile gotico-romano, oltre a costituire centro di richiamo spirituale e religioso per pellegrini e turisti è uno dei più insigni monumenti della regione. Oggi il paese costituisce un importante centro turistico culturale, dai bei palazzi settecenteschi, sede di attività industriali ed artigianali dalla buona capacità alberghiera. Città natale di illustri personaggi: Jacopo Bernardi, Paolo Bernardi, Domenico Rosina, Agostino Moretti.

ing This town has ancient origins going back before the 1000 year and it is situated on the foot of Prealpi Trevigiane, in the middle between Valdobbiadene and Vittorio Veneto. Follina’s development has been in the XII century when a group of cistercian benedict monks settled here and, owing to the abundance of water, began a booming industry working the woollen clothes. Follina, located in a fascinating position in the Valsana has many attractions: the principal is Santa Maria Abbey, founded around the 1150, in Romanesque-Gothic style. It is a spiritual and religious centre for pilgrims, and is one of the most remarkable monuments of the region. Nowadays the town is an important turistic-cultural place with also splendid eighteen century buildings. It is a centre of industrial activities and handicraft, and good hotels are easily found. Follina is the birthplace of renowned people: Jacopo Bernardi, Paolo Bernardi, Domenico Rosina, Agostino Moretti.

ted Die Gemeinde hat einen sehr alten Ursprung und stammt aus dem 11. Jahrhundert. Sie liegt am Fuße der Voralpen, zwischen Valdobbiadene und Vittorio Veneto. Follina entwickelte sich im 12. Jahrhundert aus einer Siedlung von Zisterzienser-Mönchen. Die Mönche begannen die Kraft des Wassers, das hier in großen Mengen vorhanden war, zu nutzen und zwar für die Verarbeitung der Wolle. Lange Zeit war diese die wichtigste lokale Produktionstätigkeit. Die Hauptsehenswürdigkeit von Follina ist sicherlich die Abtei von Santa Maria, die in einer wunderbaren Lage im Tal Valsana eingebettet ist. Sie wurde im Jahr 1150 im gotischen-romanischen Stil gebaut. Der Altar ist von einer, fast tausend Jahre alten Statue, der Madonna mit dem Kind aus Stein geziert. Die Abtei ist nicht nur ein geistlicher Bezugspunkt für Pilger und Touristen, sondern auch eines der wichtigsten Gebäude der Region. Heute ist die Ortschaft ein bedeutendes Fremdenverkehrs- und Kulturzentrum. Bemerkenswert sind auch die schönen Gebäuden aus dem 18. Jahrhundert. Follina ist der Sitz industrieller und handwerklicher Tätigkeiten und bietet zahlreiche Unterkunftsmöglichkeiten. Es ist schließlich der Geburtsort von bekannten Persönlichkeiten wie: Jacopo und Paolo Bernardi, Domenico Rosina und Agostino Moretti.

Luogi d’interesse:

Abbazia di Follina

Periodo:
XII° secolo

Descrizione:
L’Abbazia di Follina è uno dei più rilevanti esempi di architettura tardo- romanica tendente al gotico, presente nella Marca Trevigiana. A pianta a croce latina a tre navate e cinque maestose arcate, come tutte le chiese cistercensi, la basilica è orientata con la facciata a ponente e l’abside a levante. Gli elementi che la caratterizzano maggiormente sono i grandi portali lignei raffiguranti i sette Santi fondatori, un bel rosone centrale e un affresco del ‘500 raffigurante La Beata Vergine con Bambino e Santi. L’interno, austero e armonioso in stile romanico-gotico, è suddiviso in navate da un colonnato gotico a più arcate a sesto acuto. Una fascia affrescata percorre la navata centrale e l’arco di trionfo i cui elementi decorativi si alternano a stemmi abbaziali. Sulla navata destra, pregevole affresco raffigurante la Madonna col Bambino tra Santi e committente opera di Francesco da Milano e un seicentesco crocifisso ligneo barocco, d’epoca camaldolese. A metà della parete della navata sinistra, interessante affresco raffigurante San Tommaso d’Aquino con in mano il trattato sul “Santissimo Sacramento” della metà del XV sec. Sull’altare maggiore, monumentale ancona gotica intagliata e laminata in oro, con al centro statuetta di antichissime origini raffigurante la Madonna del Sacro Calice, oggetto di venerazione fin dai primi del 1000. (vedi scheda “La Madonna del Sacro Cuore”).

La storia:
Il monastero di Follina ha origini incerte. Sappiamo che una comunità di monaci cistercensi proveniente dalla casa madre di Chiaravalle Milanese nel pieno dell’azione di Bernardo di Clairvaux, si insediò a Follina. Grazie alle donazioni lasciate dalla famiglia dei Da Camino a partire dal 1170, i monaci praticarono attività di follatura della lana, della bonifica e della giurisdizione del territorio, con possedimenti tra il Piave ed il Livenza fino a raggiungere anche il Cadore. Ai piedi del presbiterio troviamo una lastra sepolcrale a memoria di Sofia da Camino che testimonia le sue donazioni. I secoli di maggiore splendore sono il XIII e il XIV, durante i quali si delinearono l’abitato monastico, il chiostro e la chiesa nell’aspetto attuale. Nel 1448, questioni politiche spinsero la Repubblica Veneta a chiedere a papa Nicolò V la soppressione dei cistercensi e istituirono l’ufficio della commenda e nel 1771, la Serenissima decise di sopprimere, per mancanza di monaci, la comunità di Follina. Da questo momento ha inizio il decadimento degli edifici conventuali, dopo la loro acquisizione da parte di privati, si salvava soltanto la chiesa. Nel 1902 venne eseguito un progetto di restauro e ricostruzione, parte dallo scultore Paolo Possamai. Nel 1915 il mons. Caroli e i Servi di Maria, ripristinarono la tradizione conventuale. Solo al termine della prima guerra mondiale, iniziarono i definitivi e radicali lavori di restauro che ridonarono le linee primitive della chiesa e del monastero. Il 10 agosto 1921 papa Benedetto XV elevò il santuario e la Basilica.

Note:
Antiche leggende legate alla pregevole statuetta della Madonna del Sacro Calice custodita in Abbazia. Vedi scheda relativa. Oltre a centro di spiritualità l’Abazia è spesso sede di concerti vocali e strumentali.

Chiostro e chiostrino dell'Abbazia di Follina

Periodo:
Il chiostro è stato terminato nel 1268; il chiostrino nel 1535.

Descrizione:
Nel chiostro, i lati racchiudono un’area perfettamente quadrata. Nel suo contorno troviamo delle colonne in pietra arenaria locale di varia tipologia: semplici, binate, tortili, aggruppate, con motivi geometrici, specialmente fitomorfici. Sul lato nord tre colonne presentano delle raffigurazioni simboliche sui capitelli in quanto questo era il lato dove i monaci e i novizi si dedicavano alla lettura. Originariamente la fonte battesimale era situata dirimpetto al lato meridionale di fronte al refettorio come le abbazie di tipo logia cistercense, ora si trova al centro. Il chiostro rappresenta il cuore dell’abbazia, in quanto intorno a questo si articolano gli altri ambienti funzionali ad ogni momento della vita del monaco: la sacrestia, la sala del capitolo, il parlatorio, la sala consigliare, la cucina, il refettorio e l’ala dei conversi. Il chiostrino chiamato poi casa dell’abate si trova ad una quota leggermente inferiore rispetto al chiostro maggiore e presenta una classica loggetta con eleganti colonnine di pietra bianca. Sull’architrave della porta della grande sala che dà sul chiostrino troviamo le iniziali di Livio Podacattero, arcivescovo di Cipro.

La storia:
Il chiostro è stato ricostruito dopo un triste episodio: la distruzione di alcuni ambienti monastici e la distruzione del chiostro che probabilmente era in legno, avvenuta nel 1249 durante una sommossa intestina al monastero. Sulla parete vicino all’ingresso troviamo una lapide in caratteri gotico-onciali di grandioso valore storico perfettamente conservata e murata che ne attesta la ricostruzione. Fatta eseguire dall’abate commendatario Livio Podacatario, arcivescovo di Cipro, si pone, assieme alla casa , come naturale sviluppo dell’abitato monastico.

Note:
Antiche leggende legate alla pregevole statuetta della Madonna del Sacro Calice custodita in Abbazia. Oltre a centro di spiritualità l’Abazia è spesso sede di concerti vocali e strumentali.

La Madonna del Sacro Calice

Periodo:
Tra il III e V sec.

Descrizione:
Sull’altare maggiore è conservata la splendida statua della Madonna del Sacro Calice, di provenienza nubiana, risalente al VI secolo D.C. E’ inserita al centro del polittico di legno intagliato e dorato, collocato nel 1921, copia di quello eseguita da Ludovico da Forlì per la cappella della Madonna in San Zaccaria a Venezia. La Madonna è seduta, il Bambino posa sul ginocchio e intinge la mano in una piccola ciotola che Ella gli porge con la sinistra.

La storia:
Al tempo della lotta iconoclastica la statua venne nascosta e prodigiosamente ritrovata intorno al mille. Una leggenda vuole che sul colle di Roncavazzai, durante l’aratura del prato i buoi si inginocchiassero segnalando così la presenza della Venerata immagine. Più tardi era stata collocata in una chiesuola diroccata, bisognosa di restauri. Mentre i devoti del luogo si apprestavano a costruire una sistemazione migliore la statua scompare improvvisamente. Fu ritrovata ai piedi del monte a settentrione dove si trova attualmente, venne trasportata nuovamente nel luogo antico ma sparì ancora per poi essere ritrovata di nuovo nello stesso luogo, e così per una terza volta. Pensarono così di erigere una chiesa in quel luogo. La collocazione della statua sull’altare maggiore avvenne nel giugno 1918, durante un’invasione nemica, per un voto emesso da tutto il popolo. L’incoronazione solenne della Vergine è avvenuta il 25 settembre del 1921, quando furono terminati i restauri. Il diadema con l’aureola del Bambino fu formato con l’oro raccolto tra i fedeli della diocesi, soprattutto di Follina; l’anello con brillanti e rubino al centro della corona fu donato da papa Benedetto XV per l’occasione. Testimoni della continua devozione alla Vergine, sono i pellegrinaggi che giungono alla Basilica.

Note:
Altare di destra: ancona del ‘700 raffigurante la Vergine Addolorata. Altare di sinitra: Ancona del ‘700 raffigurante la Madonna che accoglie sotto il suo manto i fedeli. Organo del 1921 costruito da una ditta di Varese.

La Torre Campanaria

Periodo:
1200

Descrizione: Schema romanico a pianta quadrata, incorporata nel muro perimetrale, con parametro di pietra in basso, e poi di mattoni, con divisione orizzontale a diversi piani, realizzati a conci di archetti pensili in cotto. Raggiunge i 30 m di altezza ed è inserita, secondo l’architettura cistercense, nella costruzione stessa della chiesa, all’incrocio della navata centrale col transetto. La parte superiore della cella campanaria ha per ognuno dei quattro lati una grande bifora con colonnina di pietra bianca. Il colmo della cella campanaria è lavorato intorno da un fregio di archetti pensili in cotto. La parte superiore della cella campanaria ha per ognuno dei lati una grande bifora con colonnina di pietra bianca. Il tetto è basso a quattro displuvi. Presenta stilemmi di flusso lombardo con specchiature di altezza crescente verso l’alto. Sul lato meridionale c’è il quadrante affrescato dell’orologio costruito dai monaci camaldonesi nel 1602.

La storia:
La costruzione della torre campanaria è sicuramente anteriore a quella della chiesa, probabilmente coeva di quella parte di abside della prima chiesa che i monaci cistercensi costruirono prima del 1268, anno di compimento del chiostro.

Note:
Dalla torre squillano oggi le cinque campane: do, re, mi, fa, sol; che fuse a Bassano nel 1921 dalla Ditta Colbacchini, benedette il 30 maggio, diedero il loro primo concerto il mezzogiorno dell’8 giugno 1921.

Palazzo Barberis Rusca

Periodo:
1600 con richiami al 1500.

Descrizione:
Il palazzo senza dubbio più importante, dopo l’Abbazia, fatto costruire dal fadda a partire dal 1670 prospiciente l’attuale piazza 4 Novembre. Edificio sobrio ed armonioso del XVII secolo, la facciata rispecchia la tipologia del palazzo veneto con al centro una trifora e ai lati finestre ad arco in pietra con poggioli di colonnine sagomate. Stipiti ed archi decorati con colonnine e motivi a foglia. Nel sottotetto sei finestre in pietra con davanzali sagomati. Al piano terra il portale bugnato immette nell’androne collegato alla corte interna. Nel cortile interno, nel lato ovest e nord a piano terra si apre un porticato continuo ad archi. Al primo piano corre un loggiato continuo archivoltato e al secondo piano un loggiato trabeato su colonnine tuscaniniche.

La storia:
E’ ritenuto la residenza dell’abate commendatario S. Carlo Borromeo dal 1561 al 1572.

Palazzo Tandura

Periodo:
XV – XVI secolo

Descrizione:
Con la facciata rivolta verso la piazza centrale, un tempo bel esempio di piazza chiusa, il palazzo Tandura è un complesso di più edifici di epoche diverse. La parte più interessante per la sua articolazione è quella dei cortili interni risalenti al XV-XVI secolo, ricchi di poggioli e collonnati. Il lato principale del palazzo, quello verso la Piazza, presenta una serie di finestre tutte in pietra, alcune con davanzale sporgente che poggia su mensoline quadrate, con al centro una decorazione a quadrifoglio. La parte sinistra della facciata è barocca con decorazioni pittoriche e una bella monofora con balaustra in pietra.

La storia:
Il Palazzo Tandura, oggi Palazzo Savoini, Bianchi, Rebeschini ha subito diverse trasformazioni. In origine verso la piazza, la porzione abitativa era limitata alla parte ovest, facciata di sinistra. Il collegamento con la costruzione di via Pallade risale alla fine del ‘700.

Palazzetto Bernardi ora Zanon

Periodo:
Palazzo del XVIII secolo.

Descrizione:
Affacciato sulla Piazza, è stato realizzato alla fine del ‘700. La struttura molto grande ed articolata si sviluppa in due piani e con una soffitta. La facciata molto sobria è caratterizzata da una serie di finestre e porte rettangolari incorniciate con pietra, legate da fasce orizzontali che segnano le divisioni degli spazi interni (marcapiani). Al piano terra la facciata presenta un grande portale in pietra lavorata. Centralmente pregevole balcone ad arco, poggiante su mensola sagomata, con ai lati finestre riquadrate in pietra. All’interno dell’edificio elegante cortile, adorno di piante e arricchito da un antico pozzo.

La storia:
Proprietà di un ramo dei Bernardi, proprietari di uno spaccio di tessuti e di una industria tessile.

Palazzo Jacopo Bernardi detto 'Casa dell'Abate'

Periodo:
Completato nel 1758.

Descrizione:
L’intero complesso si presenta come un’elegante struttura con finestre bordate di pietra grigia locale, una graziosa bifora centrale e poggioli. Visibile solo qualche resto di un affresco. Nella parte nord-ovest si apre una bella loggetta del Seicento ed una piccola e particolare torre quadrangolare di antica origine. All’interno della corte chiusa una serie di porticati e loggiati rendono l’ambiente molto aggraziato. La parte est che concludeva la corte a cui si accede tuttora attraverso un bell’arco prese fuoco negli anni ’60.

La storia:
Il Palazzo Bernardi, conosciuto meglio come casa dell’Abate Jacopo Bernardi, doveva essere in origine la foresteria dell’Abbazia. Le sue origini risalgono al XIV sec. L’abate Jacopo Bernardi, insigne studioso e scrittore (1813-1897) nasce a Follina da Bernardino, medico, e da Caterina Soranza, nobile veneziana. Studia al Seminario di Ceneda, dove insegnerà prima ancora di conseguire la laurea in filosofia presso l’università di Padova nel 1837. Sorretto da vera vocazione religiosa, è ordinato sacerdote nel 1836, dedica con cristiana carità tutta la sua esistenza a favore del prossimo e agli studi di pedagogia, sociologia, ricerche di storia locale. Per le sue numerose pubblicazioni viene nominato a socio di varie Accademie e degli Atenei di Treviso e Venezia.

Note:
Sulla facciata di quella che è appunto la sua casa natale troviamo una lapide che ricorda Jacopo Bernardi (1813-97), sacerdote, scrittore, patriota, erudito, educatore.

Sede Società Operaia di Mutuo Soccorso

Descrizione:
In origine era la portineria del monastero, era collegata attraverso un arco ad un palazzetto affrescato che venne distrutto negli anni ’60. Questo palazzetto era unito al Palazzo Barberis con un arco che chiudeva la piazza e che riportava nella parte superiore una meridiana del ‘500. Oggi sede della Società di Mutuo Soccorso e dell’ufficio informazioni turistiche “Sportello Leader”.

Frazioni: Farrò, Valmarino.

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