Refrontolo


ita Chiamato “isola del Marzemino” e “balcone sul Quartier del Piave” per lo stupendo panorama visibile dalla chiesa, Refrontolo è rinomatissimo per i suoi vini, ai quali ogni anno in primavera è dedicata la Mostra del Prosecco e del Marzemino (ora Refrontolo Passito). La chiesa di Santa Margherita conserva pregevoli opere d’arte, e numerose ville sono presenti sul territorio: la cinquecentesca villa Capretta e le settecentesche villa Ticozzi e Caneve Spada. A soli due km a nord del paese, il romantico Molinetto della Croda, unico esempio nella zona di mulino ad acqua ancora funzionante, così chiamato perché incastonato nella roccia nel punto in cui il torrente Lierza forma una cascata di 12 metri. Personaggi illustri: Domenico Capretta, ecclesiastico; Anton Maria Antoniazzi, professore di astronomia; Piero Dalle Ceste, artista eclettico, Angelo Lorenzo, pittore e scultore.

ing Refrontolo is called “Isola del Marzemino” (the island of Marzemino wine) and the “Balcony on the Quartier del Piave” for the marvellous landscape that can be seen from the church, it is very famous for its wines to which, every spring is dedicate a show: La Mostra del Prosecco e del Marzemino ( that is now known as Refrontolo Passito). The church of Santa Margherita contains valuable works of art, and in the nearby there are some ancient villas, for example: the sixteenth-century Villa Capretta, and the eighteenth-century Villa Ticozzi and Villa Caneve Spada.Two kilometres north of Refrontolo there is the romantic “Molinetto della Croda” (croda = rock), unique example of watermill in the district, set in the rock where the stream Lierza makes a waterfall 12 metres high. Famous people: Domenico Capretta , clergyman, Anton Maria Antoniazzi, teacher of astronomy; Angelo Lorenzon, painter and sculptor ; Piero Dalle Ceste, eclectic artist.Refrontolo is easily reachable from Solighetto, Pieve di Soligo and Conegliano through large provincial scenic roads.

ted Refrontolo ist “Isola del Marzemino” (die Insel von Marzemino Wein) gerufen und auch das “Balkon auf dem Quartier del Piave”genannt, für das wunderbare Blick, das man aus die Kirche bewundern kann. Refrontolo ist für seine Weine sehr berühmt, nämlich findet eine Schau zu denen jedes Jahr statt: die Ausstellung des Prosecco und des Marzemino Wein (jetzt Refrontolo Passito genannt ). Die Kirche von Santa Margherita enthält wertvollen Kunstwerken, und in der Nähe kann man alten Villen bewundern: einige Beispiele sind das sechzehnte Jahrhundert Villa Capretta, das achtzehnte Jahrhundert Villa Ticozzi und Villa Caneve Spada. Zwei Kilometer am Norden von Refrontolo befindet sich die romantische Molinetto della Croda (croda = Felsen), das das einmalige Beispiel von Wassermühle im Bezirk ist; sie ist in den Felsen gesetzt (dafür seine Name), hier gibt es einen eindrucksvolle 12 Meter hoch Wasserfall des Baches Lierza. Berühmte Leute: Domenico Capretta, Geistlicher, Anton Maria Antoniazzi, Lehrer der Astronomie; Angelo Lorenzon, Maler und Bildhauer; Piero Dalle Ceste, eklektischer Künstler. Refrontolo ist leicht erreichbar von Solighetto, Pieve di Soligo und Conegliano durch große provinzielle landschaftliche Straßen.

Luogi d’interesse:

Molinetto della Croda

Periodo:
1541.

Descrizione:
Quasi incastrato nella collina, il Molinetto della Croda è una costruzione rustica circondata da un’alcova di roccia, alla quale sembra essere ancorato per non essere travolto dalle piene dell’impetuoso torrente Lierza. Si trova a 2 km a nord del centro di Refrontolo ed è chiamato anche Gorl del Muner. Il termine croda indica il tipo di rocchia diffuso, ovvero il conglomerato (insieme di rocce sedimentarie formate da detriti teneri e duri mescolati insieme). L’edificio, in parte scavato nella pietra e in parte realizzato in mattoni, rappresenta uno dei rari esempi di architettura rurale del XVI secolo in stile composito veneto. La cascata formata dal Lierza ha un dislivello di 12 metri e a metà del salto si vede un foro, dentro il quale l’acqua viene inghiottita per tornare dentro il bacino, sotto la cascata. Questo bacino è mosso da una corrente circolare che viene interrotta solo in seguito a una piena o piogge intense. Si ricordano le rovinose alluvioni del 1934 e 1941. Oggi il mulino è sede di mostre ed esposizioni, unendo alla vocazione turistica una valenza didattica e culturale da non sottovalutare per la rinomanza dell’intera zona.

La storia:
I primi proprietari del mulino furono i nobili Battaglia e i primi mugnai furono invece i Menegon; si succedettero poi vari fittavoli, tra cui gli Zannoni fino al 1840, i Corbanese detti “Nascinben” fino al 1912, i Morgan fino al 1923, i Dal Toè e i Favero fino al 1927, ancora i Morgan fino agli anni Sessanta. Il mulino vide diminuire la sua attività dopo la seconda guerra mondiale, fino a cessare del tutto nel 1953. Un primo intervento di restauro si ebbe negli anni Settanta, ma è solo con l’acquisto della costruzione da parte del comune di Refrontolo negli anni Novanta che è potuto tornare alle caratteristiche originali.

Note:
Nella zona circostante il Molinetto, tra il 1866 e il 1947, è stata intrapresa un’attività mineraria per l’estrazione della lignite che occupava circa una cinquantina di persone. La lignite veniva inviata a Castelfranco per gli impieghi siderurgici della ditta Simmel.

Parrocchiale di Santa Margherita

Periodo:
Risale all’incirca all’XI sec.

Descrizione:
La parrocchia di Refrontolo ha come patrona Santa Margherita. Viene rappresentata con la corona regale sul capo e rivestita di ampio manto perché fu identificata nel Medio Evo con la leggendaria principessa liberata dal dragone ad opera di San Giorgio. Inoltre ella ha una lunga croce, il cui piede ferisce le fauci del dragone infernale che sta ai suoi piedi. E’ rappresentata tra San Rocco e San Sebastiano. La facciata è di ispirazione neoclassica, con tre finestroni sui quali dovevano esserci le tre statue del ‘700 in marmo bianco di Gesù, San Pietro e San Paolo, e l’interno conserva pregevoli opere d’arte: l’altare maggiore di Paolo Possamai degli anni Trenta, il monumentale ciborio di Giovanni Pigatti del 1750 e Antonio Molena da Conegliano, i due angeli dello scultore trevigiano Vittore Pessetto del 1729, la grande pala della Madonna col Bambino in gloria e i Santi Margherita d’Antiochia, Sebastiano e Rocco opera del pittore olandese Pietro Mera (documentato a Venezia dalla fine del Cinquecento fino al 1639) e i due dossali lignei visibili nelle nicchie della navata che compongono l’altare del Rosario e quello di Sant’Antonio da Padova. Il primo altare reca lo stemma del vescovo di Ceneda Leonardo Mocenigo, unitamente a quello della famiglia Collalto, e un dipinto del pittore locale Piero Dalle Ceste che si rifà all’opera di Palma il Giovane. Il secondo altare invece ospita una pregevole tela che raffigura Sant’Antonio da Padova con il Bambino, Sant’Osvaldo e San Floriano, con riferimento al linguaggio tardo-manierista che derivò dalla pittura veneta del Cinquecento, in particolare all’elaborazione fattane da Filippo Zaniberti (1585-1636). La struttura della chiesa si presenta larga e ben piantata, elegante e piena di luce. La navata centrale è divisa in ciascuno dei due lati da quattro cappelle, che ospitano altrettanti altari. Le pareti sono ravvivate da decorazioni pittoriche, costituite da fregi a motivo geometrico e floreale e le incisioni acquarellate della Via Crucis sono opera settecentesca di gusto francese. La cappella a destra della porta maggiore è dedicata a Maria Ausiliatrice per voto fatto durante il 1918, anno dell’invasione nemica. Il gruppo della Pietà, collocato nella cappella del Battistero, è un complesso scultoreo fatto di un impasto di gesso e marmo, opera dello scultore Francesco Modena da Mestre. Nella seconda cappella a destra procedendo verso l’abside risaltano un dipinto del cav. Rodolfi in onore di Sant’Antonio e altri due quadri di Dalle Ceste: una S. Rita e una S. Teresa. L’organo a due tastiere fu costruito dalla ditta La Fonica nel 1952. La balaustra davanti all’altare è composta di vari marmi ben levigati: pietra d’Istria, marmo Toscano, rosso di Francia e onice del Belgio.

La storia:
L’edificio attuale è il risultato di ampliamenti e restauri operati nel corso del tempo. Si hanno notizie di una primitiva chiesa già intorno all’anno Mille e di un suo rettore nel 1440. Si apprende da un documento che annesso alla chiesa vi era un porticato che serviva per pubbliche riuninoni e quale rifugio in caso di maltempo; la casa canonica era costituita da due stanze coperte di paglia. La chiesa risulta fabbricata de novo del 1475 con un ricco patrimonio di arredi sacri e paramenti. La cappella diviene chiesa parrocchiale prima della visita pastorale del 1579. Il campanile fu completato nel 1613 e tra ‘700 e ‘800 la chiesa venne ampliata e restaurata (ad esempio è del 1856 il restauro del coro con la posa di un nuovo pavimento) fino all’ultimo intervento, nel 1927-28. Nel 1933 vennero inaugurati il nuovo altar maggiore, la balaustra e il pavimento in ceramica. Ulteriori piccoli restauri vennero eseguiti negli anni Ottanta.

Villa Caneve Spada

Periodo:
XVII secolo

Descrizione:
Immersa tra immensi esemplari di ippocastani, oggi è sede della mostra dei vini. Sulla facciata vi è una meridiana che reca l’iscrizione: “1668: sine labore laboro”, ovvero lavoro (segno le ore) senza fatica. Dove vi è ora la famiglia Meneghetti, in passato si trovavano le scuderie della villa.

La storia:
La costruzione è iniziata nel ‘600, e proprietaria era la nobile famiglia Battaglia, che ad un certo momento ha venduto la villa alla famiglia Spada per andare a vivere a Milano.

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